Mps-Bpm, il nodo fiscale per i piccoli azionisti: Paparella richiama l’attenzione sulla tassazione

Come riportato da Quotidiano Nazionale, il professor Franco Paparella, ordinario di Diritto tributario alla Sapienza Università di Roma, richiama l’attenzione sulle conseguenze fiscali dell’operazione e sulla diversa posizione degli azionisti retail rispetto agli investitori istituzionali

Mps-Bpm, il nodo fiscale per i piccoli azionisti: Paparella richiama l’attenzione sulla tassazione

Nell’operazione che coinvolge Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm c’è un aspetto che rischia di rimanere sullo sfondo: quello fiscale. A richiamare l’attenzione sul tema è il professor Franco Paparella, ordinario di Diritto tributario alla Sapienza Università di Roma, intervistato da Davide Nitrosi per Quotidiano Nazionale nell’edizione del 27 settembre.

Il punto di partenza è il giudizio sull’assenza di un premio nell’operazione. Paparella, secondo quanto riferisce Quotidiano Nazionale, invita però a distinguere il piano strettamente finanziario da quello tributario. Per valutare gli effetti dell’operazione sui piccoli azionisti di Mps, infatti, non sarebbe sufficiente considerare soltanto il valore attribuito ai titoli e il loro andamento di mercato: occorre tenere conto anche del trattamento fiscale.

Il professore concentra in particolare l’attenzione sugli azionisti retail, che possono trovarsi in una posizione differente rispetto agli investitori istituzionali. Nell’intervista al Quotidiano Nazionale, Paparella osserva che per i piccoli soci la distribuzione straordinaria legata all’operazione può avere conseguenze fiscali che incidono sul risultato economico finale.

Il ragionamento parte dall’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps, che prevede un premio rispetto alle quotazioni precedenti. Se l’operazione alternativa ipotizzata da Lovaglio dovesse invece comportare per gli azionisti il riconoscimento di un valore già appartenente al patrimonio della società, secondo Paparella non si potrebbe parlare, sotto questo profilo, di un vero premio: si tratterebbe piuttosto di una diversa modalità di attribuzione di una ricchezza che è già nella disponibilità della società e, indirettamente, dei suoi soci.

È proprio qui che entra in gioco il Fisco. Paparella spiega a Quotidiano Nazionale che una distribuzione straordinaria può produrre effetti differenti a seconda della natura dell’azionista e del relativo regime tributario. Il docente sottolinea così un elemento che, nella lettura complessiva dell’operazione, merita di essere affiancato alle valutazioni finanziarie.

Il tema assume un peso particolare per il piccolo risparmiatore. Come evidenziato dal professore, mentre gli investitori istituzionali possono essere soggetti a regimi fiscali differenti in funzione della loro natura giuridica e della residenza, per la persona fisica residente la tassazione può incidere direttamente sulla somma ricevuta. Nell’esempio richiamato nell’intervista, viene indicata un’aliquota del 26% applicabile al piccolo azionista.

Paparella definisce questo aspetto un possibile elemento critico dell’operazione e osserva che l’effetto fiscale può attenuare, per il socio retail, il vantaggio economico derivante dalla distribuzione. La questione, dunque, non riguarda soltanto quale valore venga riconosciuto agli azionisti, ma anche quale parte di quel valore rimanga effettivamente nelle loro disponibilità dopo l’imposizione.

Il docente affronta infine un tema più generale: il trattamento fiscale delle grandi operazioni bancarie. Ricorda di avere già sostenuto in passato l’opportunità di valutare forme di agevolazione per determinate aggregazioni, sul modello di precedenti interventi legislativi. Nell’intervista precisa tuttavia di esprimersi sul punto come studioso e non come consulente dell’operazione, concentrando la propria analisi esclusivamente sulla posizione del piccolo azionista.

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