Con meno sostenibilità, ci rimettono le aziende più piccole

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Con meno sostenibilità, ci rimettono le aziende più piccole

Con meno sostenibilità, ci rimettono le aziende più piccole

La sostenibilità fa bene alla competitività delle imprese. Non è una questione di regole. Per creare valore nel lungo periodo e supportare la gestione di rischi e impatti lungo le catene del valore è necessaria una strategia che tenga conto di questi fattori. Cioè, appunto, una strategia di sostenibilità. In questo contesto, la semplificazione della rendicontazione prevista dal pacchetto omnibus è un’opportunità, a patto che preservi trasparenza, comparabilità e qualità delle informazioni Esg. È il messaggio lanciato a Bruxelles nell’evento sulla nuova rendicontazione di sostenibilità in transition promosso dal Global compact network Italia. Il problema sta tutto in quel “a patto che”, tema al centro anche di un focus sul numero di giugno del magazine.

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Nelle aziende che hanno sposato gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu permane la preoccupazione che la volontarietà della rendicontazione di sostenibilità introdotta da omnibus, che ha notevolmente ridotto le aziende interessate dal perimetro della normativa, possa rallentare il percorso delle piccole e medie imprese.

DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA

Attori fondamentali della transizione sostenibile. Le imprese di maggiori dimensioni riconoscono il proprio ruolo nel supportare le aziende più piccole nel loro percorso, anche in considerazione della crescente richiesta di informazioni Esg lungo le catene del valore. Le Pmi che rientravano nel perimetro della Csrd nella sua formulazione originaria si erano già attrezzate sul tema della raccolta dati, ottenendo benefici in termini di reputazione e attrazione di capitali.

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«Le imprese hanno già investito in modo significativo nell’adozione di policy e processi dedicati: la sfida ora è accompagnarle nel rafforzamento di questi strumenti lungo le catene del valore, affinché la rendicontazione continui a essere un motore di miglioramento, innovazione e creazione di valore», ha spiegato Filippo Bettini, presidente del Global compact network Italia. Non a caso, il comportamento delle grandi imprese aderenti al network Onu mostra risultati importanti.

L’incontro a Bruxelles su sostenibilità e competivitità del Global compact network Italia

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La nota del Global compact segnala, infatti, che l’84% delle aziende ha adottato un impegno formale sui diritti umani e il 71% processi di due diligence, consolidando strumenti robusti di governance e gestione dei rischi e impatti Esg all’interno delle imprese. L’88% delle imprese aderenti dispone inoltre di un impegno formale sui temi ambientali e, con riferimento alle emissioni di Scope 3, tra il 64% e l’81% ha adottato policy formalmente approvate dai massimi organi aziendali e allineate ai principali standard internazionali.

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Inoltre, l’applicazione di queste policy si sta estendendo oltre i confini aziendali: tra il 39% e il 50% delle imprese le applica già ai propri fornitori e fino al 32% all’intera value chain. Parallelamente, più del 20% delle aziende aderenti ha già esteso i processi di due diligence all’intera filiera e tre imprese su quattro coinvolgono gli stakeholder nelle relative attività.

Non ha dubbila direttrice Daniela Bernacchi: «Come network italiano del Global Compact delle Nazioni Unite, riteniamo fondamentale promuovere una visione della sostenibilità che continui a generare valore per le imprese e per la società nel suo complesso. In questa prospettiva, sostenibilità e competitività non rappresentano obiettivi alternativi, ma condizioni complementari per rafforzare la resilienza, la capacità di innovazione e la crescita di lungo periodo delle imprese europee».

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L’incontro ha riunito rappresentanti della Commissione europea, dell’European financial reporting advisory group – Efrag e delle imprese italiane appartenenti al Network Italiano, tra cui A2A, Cassa depositi e prestiti, Chiesi farmaceutici, Edison, Enel, Eni, Ferrari, Icam cioccolato, Intesa Sanpaolo, Marcegaglia, Save the duck, Snam e Vector.

Foto in apertura di Daniele Franchi su Unsplash.

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