Il momento dei paesi è arrivato: abbiamo il dovere di ascoltarli

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Il momento dei paesi è arrivato: abbiamo il dovere di ascoltarli

Il momento dei paesi è arrivato: abbiamo il dovere di ascoltarli

Lo conoscete il profumo dei vostri paesi? Il profumo dei paesi è nella nostra memoria, si imprime per sempre e non si cancella. È il profumo di camino, che invade le strade mentre passeggio, è il profumo di sugo che si spande da qualche casa nelle prime ore del mattino, è la fragranza dell’origano e del timo che crescono spontanei a bordo strada o sul selciato, è il pane appena sfornato nel panificio del paese. 

E il suono dei paesi lo conoscete? È nelle voci che si rincorrono nei bar, nel motore di un apecar che parte da qualche parte tra le viuzze (quante volte ho sognato di essere su quell’apecar, proprio nel cassone, per ripercorrere come in un lungo piano sequenza tutto il paese), è il suono della scopa che pulisce l’uscio delle signore, che ti salutano mentre la tenda si apre sul mondo misterioso delle loro case, è il vociare della festa patronale, le campane della chiesa la domenica, è nei rintocchi sempre uguali che scandiscono i ritmi della giornata. I paesi parlano e dicono molto di più di chi li abita, i paesi non vogliono morire, sono suoni e profumi, sono persone, storie e sogni, i paesi vogliono continuare a vivere e abbiamo il dovere di ascoltarli e di pensarli da protagonisti.

La vita di paese è gioia di appartenersi, ma è anche peso, è anche controllo sociale, è spesso condizionamento, è a volte invidia sociale, che preferisce affermare la logica dello zero a zero su quella del primus inter pares. Spesso in paese la tua scelta è di tutti, la tua decisione è di tutti e ciò che fai è spesso sulla bocca di tutti. Ma il paese ti dà anche la possibilità di sentirti davvero insieme, di non essere mai un numero per nessuno, sarai almeno il figlio di, il nipote di, insomma a qualcuno apparterrai sempre, e quella appartenenza spesso sarà rassicurante, altre volte una condanna. In ogni caso in paese ci sarà sempre qualcuno che si accorgerà di te, della tua presenza e soprattutto della tua assenza. Spesso quel controllo ti starà stretto ma quando partirai lo cercherai perché ti farà sentire “visto”. Abbiamo bisogno di guardare i paesi con gli occhi e il cuore di chi li conosce veramente, e abbiamo bisogno di cambiarli, ripensarli e farli crescere con loro, gli unici veri protagonisti dei piccoli territori, i loro abitanti.

Il momento dei paesi è arrivato e dovremmo aprire agorà di dibattito generose e coraggiose al centro delle piazze, dovremmo chiedere ai cittadini di tutte le età cosa vorrebbero per i loro luoghi, dove vorrebbero portarli, con chi, con quali occhi, quali visioni, è urgente, il momento è ora, dobbiamo ascoltare la pancia e il cuore dei paesi, le politiche del territorio vanno fatte così e non abbiamo più tempo per farci domande. Il momento è ora.

In apertura, Mariella Stella nella sua Matera. Fotografia fornita dall’intervistata

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