La riforma costituzionale del 2022 ha inserito la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della nostra Repubblica. Un principio che, secondo Wwf Italia e la comunità scientifica, dovrebbe guidare qualsiasi intervento legislativo in materia di fauna selvatica e che invece viene calpestato, come sarà calpestata la fauna indifesa per uno “sport” o attività che pare non avere freni in Italia.
Nella serata di martedì 23 giugno al Senato si terranno le votazioni sul disegno di Legge sulla caccia voluto dal ministro Lollobrigida, a causa del quale saranno ridotte le aree protette, aumentato il numero di specie cacciabili e il periodo di caccia, ripresa la cattura degli uccelli migratori da utilizzare come richiami vivi e favorito il bracconaggio. Il Wwf annuncia un sit-in di protesta in Piazza della Rotonda a Roma, a partire dalle 17,00.
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Lo scopo è fermare questo disegno di legge AS 1552 di riforma della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica, un provvedimento che segna un grave arretramento del sistema di tutela della fauna costruito negli ultimi trent’anni e rischia di compromettere principi fondamentali sanciti dalla Costituzione, dalle normative europee e dalle evidenze scientifiche oggi disponibili.
I firmatari di dieci società scientifiche, insieme al Wwf Italia, scrivono al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai presidenti di Camera e Senato per chiedere un intervento urgente sul disegno di legge AS 1552. Chiedono un intervento autorevole affinché il confronto parlamentare possa essere ricondotto entro un quadro di legalità, coerenza con il diritto europeo e rispetto del principio scientifico, evitando l’approvazione di una riforma che rischia di compromettere in modo grave e duraturo il patrimonio naturale del nostro Paese.
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Carlo Blasi, presidente Fondazione per la Flora Italiana; Marco Alberto Bologna, presidente della Società Entomologica Italiana e presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia; Rita Cervo, presidente Società Italiana di Ecologia; Elisa Anna Fano, presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente; Barbara Rosa Ines Manachini, presidente Società Italiana di Nematologia; Antonella Penna, presidente Società Italiana Biologia Marina; Lorenzo Peruzzi, presidente Società Italiana di Biogeografia; Maurizio Sarà, presidente Centro Italiano Studi Ornitologici; Luca Sineo, presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia; Marco Zuffi, presidente Societas Herpetologica Italica, sono decisi a denunciare le numerose disposizioni in un testo che nel corso dell’attuale legislatura la legge 157/1992 è stato modificato ben dodici volte attraverso decreti-legge, leggi di bilancio e altri provvedimenti che appaiono incompatibili con le direttive europee “Uccelli” e “Habitat”, esponendo l’Italia al concreto rischio di una nuova procedura d’infrazione.
Dice Luciano Di Tizio, presidente del Wwf Italia: «La tutela della fauna selvatica non è una questione di parte e non riguarda esclusivamente il mondo ambientalista» e continua: «Parliamo di un patrimonio indisponibile dello Stato e di un valore costituzionale che deve essere preservato nell’interesse di tutti i cittadini. Per questo è particolarmente importante che oggi sia una parte significativa della comunità scientifica italiana a lanciare un allarme sulle conseguenze di questa riforma»
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L’estensione dei periodi di caccia oltre i limiti consentiti dalla normativa europea, la crudeltà di usare uccelli vivi come richiami, l’estensione della caccia negli agriturismi, l’indebolimento del ruolo dell’Ispra nella definizione dei calendari venatori, la deregolamentazione dei richiami vivi, l’aumento delle specie cacciabili, la possibilità di ridurre le aree protette ritenute “eccessive”, l’estensione dell’attività venatoria nelle aree demaniali e una serie di ulteriori disposizioni che riducono il livello complessivo di protezione della fauna selvatica.
Per la comunità scientifica è particolarmente grave il progressivo ridimensionamento del ruolo degli organismi tecnico-scientifici. Una scelta che appare incomprensibile alla luce dello stato della biodiversità nel nostro Paese. In Italia il 28% delle specie di vertebrati valutate risulta infatti a rischio di estinzione, mentre tra gli uccelli nidificanti la quota di specie minacciate raggiunge il 26%. A ciò si aggiunge un prelievo venatorio che, secondo i dati ufficiali dell’Ispra relativi alle stagioni 2017/2018 – 2022/2023, può essere stimato in oltre 32 milioni di uccelli appartenenti alle specie cacciabili.
Ancora commenta Di Tizio: «In un contesto caratterizzato dalla crisi della biodiversità e dagli impatti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, servono più conoscenza scientifica, più monitoraggio e decisioni fondate sulle evidenze. Indebolire il ruolo della scienza significa indebolire la qualità delle decisioni pubbliche e aumentare il rischio di errori che potrebbero produrre conseguenze irreversibili sugli ecosistemi».
La petizione del Fondo per la natura, arrivata già a 223mila firme, si può sottoscrivere a questo link.

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